Innovazioni

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Per la nostra idea di scuola ideale però non bastano delle modifiche: Stazione Futuro ritiene che siano necessarie anche delle innovazioni, delle piccole rivoluzioni volte a migliorare la vita dello studente una volta terminata la scuola, sia nell’ ambito lavorativo sia in quello civile.
Parlare almeno una lingua straniera, in particolare quella inglese, è diventato un punto fondamentale del proprio curriculum. Tuttavia a scuola le lezioni vengono svolte, spesso, in modo troppo tradizionale, frontale, leggendo dei brevi testi in lingua, imparando tutta la grammatica ed alcuni vocaboli (solo quelli che il libro di testo ritiene siano necessari). Ci siamo accorti però che queste conoscenze non ci consentono l’apprendimento reale della lingua se non ad un livello superficiale. Sarebbe opportuno secondo noi enfatizzare maggiormente l’importanza dello speaking e del listening in modo che uno studente acquisisca la capacità di tenere delle conversazioni di un certo livello in lingua anche fuori dall’ aula, nel mondo reale.
Un ottimo strumento per questo potrebbe essere rappresentato dal CLIL, ovvero lo studio obbligatorio di una materia in lingua straniera. Il CLIL è obbligatorio per tutti i licei in quinta e, in alcuni istituti, già dalla quarta. Tuttavia per ora sembra non essere efficace: il problema più imminente è la mancanza di docenti abilitati a insegnare in lingua straniera, in Trentino sono solamente qualche decina, ma non è da sottovalutare nemmeno la perdita di contenuti ed approfondimenti della materia in questione che gli studenti rischiano di subire nel caso in cui il CLIC duri un intero anno, peraltro non sempre con un particolare beneficio a livello linguistico. Prima di tutto l’insegnamento in lingua straniera deve rimanere uno strumento, non il fine, e deve essere applicato a delle materie adatte: che senso avrebbe studiare tutti i termini tecnici della storia dell’ arte in tedesco? Eppure succede anche questo. La proposta di Stazione Futuro non è di abolire il CLIL, che ad ogni modo rappresenta un’ ottima opportunità, se sfruttata nel modo corretto, ma di strutturarlo in moduli: anziché affrontarlo interamente nell’arco dell’ ultimo anno, si potrebbe spalmarlo nel triennio. Questo permetterebbe allo studente di non perdersi troppo della materia e di acquisire un lessico adeguato per un determinato argomento. Tale modifica permetterebbe di risolvere pure il problema dell’ assenza di docenti abilitati.

Altra grande cosa sarebbe l’effettivo insegnamento dell’ educazione civica in modo che lo studente sappia muoversi agevolmente tra la politica ed attualità, il famigerato “mondo esterno”. In alcune scuole si ha già l’opportunità di studiare questa materia e i risultati sono molto buoni. Questa materia si trova infatti nei programmi ministeriali di storia e filosofia, i cui docenti però non vengono preparati e non viene dato loro un libro di testo a cui fare riferimento. Si tratta del solito fenomeno tipicamente italiano dello “scarica barile”. A questo bisogna assolutamente trovare una soluzione perché è doveroso che tutti i futuri cittadini sappiano dove vivono, conoscendo quindi la costituzione italiana e la nostra particolare autonomia, sapendo cosa sono (e come funzionano) gli organi del nostro parlamento. La scuola deve formare cittadini, non enciclopedie. (aggiornamento 27/5/2014 – proposta concreta: La scuoli avvicini i giovani alla politica)

Un’altra piccola rivoluzione che portiamo avanti è quella di aprire la scuola al mondo del lavoro delle università. In Trentino siamo a buon punto sotto questo punto di vista, ma non basta. Crediamo quindi si debba ampliare questo canalino di collegamento fra l’istruzione e il lavoro fino a trasformarlo in un’ autostrada. Questo non deve dipendere però solo dalle scuole: deve partire anche dalle università e dalle aziende, anche dai privati.

Un altro aspetto che va assolutamente migliorato e portato al passo con i tempi è l’informatizzazione del nostro sistema scolastico. Dobbiamo sfruttare tutte le potenzialità che la rete ci offre. Ma per riuscirci è necessario investirci, in formazione per i docenti, in personale informatico e in device e infrastrutture. E, preferibilmente, investire intelligentemente.

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