INCONTRO – C’è democrazia in Trentino?

 

 

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     Articolo di Stefano Dalfovo e Lorenzo Tait 

 

 

 

C’è abbastanza democrazia in Trentino? La questione è complessa e non coinvolge solo la nostra provincia:  l’associazione Più Democrazia in Trentino (piudemocraziaintrentino.org) ha cercato di ridurre la distanza tra i cittadini e i politici con un disegno di legge (piudemocraziaintrentino.org/ddl). La presidenza del consiglio provinciale ha indetto una riunione con personalità di spicco dell’ambiente, indirizzata principalmente ai consiglieri. Stazione Futuro è stata invitata e noi (Stefano Dalfovo, 15 anni e Lorenzo Tait, 18) siamo andati in rappresentanza del movimento.

Benché, come ha ricordato il presidente Bruno Dorigatti nell’intervento introduttivo, la democrazia rappresentativa e il sistema partitico stiano vivendo un periodo di profonda crisi, concordiamo sul fatto che essa debba rimanere un caposaldo della democrazia. È però necessario riflettere sul concetto di cittadinanza attiva e su un suo proficuo coinvolgimento nel processo decisionale; ce lo ricorda il consigliere Lorenzo Baratter. Il prof. Roberto Toniatti afferma che la democrazia plebiscitaria non è ciò che la proposta di legge chiede, poiché questa può portare a tendenze degenerative alla Pinochet. È lui a ricordarci che l’Istituto di Venezia ha raccomandato di ampliare pratiche di democrazia diretta, come metodo per esprimere la volontà popolare. Roberto Louvin, valdostano, ha detto che c’è la volontà e la necessità di sperimentare nuove frontiere democratiche per ridurre la distanza tra l’arroccamento delle istituzioni e l’eccesso di retorica della democrazia diretta. Per questo importante traguardo giocano un ruolo fondamentale i movimenti e le associazioni, nel favorire momenti di confronto.

Antonio Floridia ha presentato un modello alternativo di democrazia sperimentato nella sua regione, la Toscana: la democrazia deliberativa. Con questo modello nascono leggi “a scadenza”: prima di diventare permanenti sono infatti sottoposte ad un periodo di valutazione. La regione toscana sostiene questo sistema legislativo con dei contributi finanziari, volti a favorire ed incentivare il dibattito pubblico, inteso come processo di informazione, confronto e partecipazione. Il prof. Leonello Zaquini, consigliere nel comune di Le Locle in Svizzera, ci ha illustrato come lì la democrazia diretta sia un metodo deliberativo ben radicato. Gli strumenti alla base di questo sistema sono le petizioni, intese come formulazioni di domande, le leggi di iniziativa popolare, una via attraverso la quali possono legiferare direttamente i cittadini (con un quorum quasi nullo), e i referendum obbligatori, per le questioni che riguardano il legislatore stesso: è il caso della legge elettorale, modifiche costituzionali e investimenti che comportano elevate spese. Zaquini ha messo in evidenza come questo sistema possa essere valido solo nel momento in cui i cittadini vengono educati ad un sentimento di responsabilità e vengono informati uno ad uno sui pro e i contro delle iniziative.

Concludiamo che la democrazia esiste solo se c’è educazione al voto e al bene comune. Norberto Bobbio era solito affermare che troppo spesso l’elettorato non è preparato al voto: quando questo avviene, la qualità dei rappresentanti eletti e della loro politica ne risente pesantemente. Si parla in questi casi di democrazia kakistocratica.
Per combattere la crescente ignoranza e il disinteresse verso la politica, soprattutto nelle generazioni più giovani, Stazione Futuro sta cercando di sollevare in città il tema dell’educazione civica nelle scuole. Ci stiamo adoperando per sensibilizzare la cittadinanza su questo tema e abbiamo avviato un confronto tra studenti ed insegnanti di tutte la scuole trentine. Siamo certi che l’educazione civica, intesa come preparazione di base al voto informato e consapevole, sia alla base di ogni sistema democratico.

 

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