Perchè questa volta è diverso?

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Articolo di Philipp Woelk – segui su Twitter @phil_woelk

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Si sente dire che “questa volta è diverso” riferito alle elezioni europee del 25 maggio prossimo e non a caso questo è anche uno degli slogan utilizzati dalla stessa assemblea di Strasburgo nella sua compagna di informazione e sensibilizzazione. Lo slogan fa riferimento chiaramente allo scarso interesse che, in quasi tutti i paesi, hanno avuto le consultazioni al parlamento europeo dal ’79 a oggi promettendo che questa volta sarà diverso: ma è veramente così?
Con le modifiche ai trattati il Parlamento Europeo (qui la spiegazione dettagliata), unico organo comunitario eletto direttamente dai cittadini, acquisisce maggiore importanza dalle maggiori competenze che gli spettano: sono pochissime le questioni della legislazione europea che oggi non richiedono il passaggio al parlamento.
Dunque da una maggiore importanza e rilevanza del Parlamento si auspica una maggior partecipazione dei cittadini.
La differenza sostanziale con il passato riguarda però la scelta del presidente della Commissione Europea. La Commissione è infatti l’organo esecutivo dell’ Unione nonché l’unico organo che si occupa dell’ iniziativa legislativa, cioè di presentare proposte di regolamento o direttiva.
D’ora in poi per scegliere il Presidente della Commissione i capi di governo dovranno tener conto del risultato delle elezioni europee. Il Parlamento sarà poi chiamato ad approvare la Commissione, a maggioranza semplice (50% più uno). Dunque le elezioni sono diventate più importanti poiché il Consiglio sarà legato al risultato nella scelta della Commissione, anche se è sbagliato dire che sono le prime elezioni europee in cui si vota direttamente il presidente della Commissione.

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Allora, se il ruolo e l’importanza non solo istituzionale dell’ Europarlamento è negli ultimi anni notevolmente aumentato (è stimato che tra il 60 e l’80% della legislazione nazionale degli Stati membri sia di origine comunitaria cioè che deriva da regolamenti o direttive dell’ Unione Europea che indicano agli stati come agire nelle varie questioni di rilevanza europea) per questo è fondamentale che il 25 maggio scegliamo persone competenti, serie e disposte ad impegnarsi veramente per il grande progetto europeo. Perchè? Perché finora per noi Italiani (e non solo) il parlamento di Strasburgo è stato un cosiddetto “cimitero degli elefanti”, cioè un parcheggio per vecchi politici nazionali per cui non c’era più posto a Roma, o che preferivano rimanere in politica stando meno sulla scena mediatica. Questo cosa ha significato per noi concretamente? È noto alle cronache il caso in cui in Commissione per la pesca del Parlamento Europeo erano assenti parlamentari italiani e proprio quel giorno è stato approvato il report che regolamenta le reti per i pescatori. Beh, sono stati presi parametri da Mare del Nord con pesci più grandi rispetto a quelli del Mediterraneo e quindi maglie più grandi. Oppure per la scelta del tipo di cemento si è adottato quello tedesco nonostante questo sia un settore produttivo importante in Italia.
Dunque questa volta è diverso.

E se ne sono accorti anche i partiti politici europei capendo che nella situazione in cui ci troviamo, con i movimenti euroscettici o eurocritici che guadagnano di giorno in giorno maggior consenso e l’Europa che appare sempre più lontana di quello che veramente è, le grandi famiglie dei partiti europei (Partito Popolare Europeo, Socialisti, Liberali, Verdi) hanno deciso di nominare un loro esponente di spicco candidato informalmente a guidare la prossima Commissione Europea. Questo vorrebbe dire che questa volta sarebbe veramente diverso perché le elezioni europee non sarebbero più una sorta di sondaggio per i governi nazionali sul proprio operato e questo perché la campagna elettorale si è sempre svolta sui temi di politica interna, nazionale. Questa volta -e bisogna dare merito nonostante tutto ai partiti euroscettici- le critiche e accuse all’Unione Europea hanno fatto sì che finalmente, cosa che apparirebbe banale, in una campagna elettorale europea si parlasse di politica europea. Certo che una buona componete delle motivazioni che ci porteranno a decidere chi votare tra poco più di un mese saranno quelle nazionali, gli €80 in busta paga di Renzi e le altre questioni di attualità politica, ma secondo me saranno anche una sorta di referendum che porrà una chiara domanda: vogliamo più europa, o meno europa? Vogliamo continuare la linea intrapresa e storicamente rivoluzionaria o dire che si è trattato di un grandissimo errore e trovare le -tutt’altro che facili- vie per uscirne? Qualsiasi risposta uscirà alle 23.00 del 25 aprile dalle urne della più grande elezione multinazionale, che coinvolge quasi mezzo miliardo di persone, spero che sia partecipata, che l’affluenza superi il 30% tristemente registrato nel Regno Unito o il 60% da noi alle ultime elezioni del 2009.

Anche noi, nel nostro piccolo, apprezzando le grandi cose che sono state fatte in questo più di mezzo secolo di storia dell’ Unione e portando le giuste critiche, ci impegniamo affinché la popolazione e soprattutto i giovani siano più attenti alle politiche europee e consapevoli dell ’importante decisione che andranno a prendere. Per questo abbiamo organizzato e stiamo organizzando una serie di incontri, anche con i candidati, per fare chiarezza e rispondere alle domande di tutti, oltre a dedicare una sezione del nostro sito a questo grande tema. Questo perché una scelta di dimensioni come questa avrà un impatto notevole sul futuro del nostro continente. Non è una decisione che va presa alla leggera, tutti devono esserne consapevoli e perciò informati.

La campagna elettorale avrà inizio ufficialmente dopodomani e deve riuscire ad entrare veramente nel dibattito politico quotidiano, perché questa volta è diverso.

Philipp Woelk